7 mar 2018

Recensione Lettere a Theo, di Vincent Van Gogh


Ciao a tutti!
Oggi vi propongo una recensione un po’ anomala, perché riferita non ad un romanzo di narrativa, ma ad un romanzo epistolare: sto parlando di “Lettere a Theo” del pittore olandese Vincent Van Gogh.

TRAMA:
"Caro Theo": per molto tempo, dall'agosto 1872 fino al 27 luglio 1890, due giorni prima di morire dopo essersi sparato un colpo di rivoltella, Vincent Van Gogh scrisse al fratello Theo con una costanza che trova il solo termine di paragone nell'amore che egli nutriva per lui. Per molto tempo Theo fu il suo unico interlocutore; sempre fu quello privilegiato, il solo cui confidò le pene della mente e del cuore. Del resto, le lettere a Theo (qui presentate in una scelta che riprende, con qualche variante, la versione integrale apparsa in Italia nel 1959) costituiscono la gran parte dell'epistolario vangoghiano. Dalla giovinezza alla piena maturità, esse ci permettono di seguire, quasi quotidianamente, la vicenda artistica e umana del grande pittore.

L’opera è una raccolta di alcune delle innumerevoli lettere inviate dall’artista al fratello Theo, dove Van Gogh confida come il suo Interiore sia bloccato su una giostra che alterna dolore, richiesta di aiuto, gioia e rassegnazione.

I tre aggettivi chiave del libro sono:
commovente, spirituale, intimo.

Sicuramente mi ha sorpresa: mi aspettavo qualcosa di molto profondo, e non ne sono rimasta delusa, ma ho scoperto un lato dell’artista che non immaginavo, ossia la sua profonda devozione religiosa.
Man mano che la narrazione (e su questa vorrei soffermarmi) continua, e che le lettere si accumulano, emerge la personalità tormentata di un uomo non semplicemente immerso in Dio e nell’Arte, ma condannato agli esiti di una malattia reale: alcuni esperti infatti, come si può leggere nell’interessantissimo saggio introduttivo di Karl Jaspers, riconoscono in Vincent i tratti di una mente afflitta da disordini psichiatrici concreti e non indifferenti, che non giustificano però la sua forte carica artistica, in lui innata.

Come già scritto, vorrei porre una nota sulla narrazione: trattandosi di una raccolta epistolare, di certo l’opera non nasce per essere letta da un pubblico, e come tale presenta delle ridondanze: può dunque risultare un po’ noiosa e ripetitiva, essendo un flusso di confidenze e riflessioni personali, ma d’altro canto ciò fa sì che si instauri un rapporto confidenziale tra l’autore e il lettore.

Ad ogni modo, questa lettura non deluderà certamente gli appassionati d’arte, ma ritengo che possa piacere anche a chi è semplicemente curioso di conoscere un mondo nuovo attraverso le parole di chi davvero ha vissuto un disagio così forte e reale in prima persona, attraverso il resoconto dei suoi più intimi pensieri che ci permette di comprendere meglio una realtà che molti di noi sottovalutano, ossia quella di disturbi psichiatrici e neurologici, che ci accompagneranno come un’ombra oscura fino agli ultimi giorni di vita di Van Gogh, estremamente consapevole della sua condizione.

Vi auguro una buona lettura e spero di esservi stata utile!
Alla prossima recensione,
Silvia